Articolo di: Anita Bianco
Anita Bianco 13 settembre 2018

Facebook Community: dall'animale sociale all'animale social

Facebook Community: dall'animale sociale all'animale social

Cronache di un'evoluzione naturale

Pensate alla società prospettata da Aristotele nella Politica (IV secolo a.C), poi pensate alle Community Facebook di Zuckerberg, culle accoglienti dei Millennials. Il parallelismo potrebbe sembrare assurdo e, ahimè, potrebbe alimentare il disprezzo diffuso verso gli utilizzatori spasmodici di Facebook, verso chi mastica socialità virtuale dalla mattina alla sera, vive di e nei “Gruppi”, posta compulsivamente, commenta con la stessa sapienza dei docenti dell’Harvard pre Ferragni.
Gli odiatori di social impiegherebbero un secondo a dire che dall’essere “animali sociali” – più corretto parlare di politikòn zôon -  siamo diventati miseri, rozzi, impuniti, “animali social”.


Vivere in Community non è una colpa 


È vero, ci aggreghiamo sempre meno e ancor meno intendiamo la socialità come momento propizio per sviluppare ed esercitare l’uso della ragione in sinergia con i nostri simili; siamo sempre meno “animali politici”. Agli spazi di socialità fisici prediligiamo quelli immateriali delle Community Facebook (prima si chiamavano Forum!) in cui diamo, spesso, sfogo a frustrazioni taciute, diventando irragionevoli e prepotenti.

Ma chi ha detto che possiamo essere solo “bestiali” dietro a una tastiera? Chi ha decretato la fine del pensiero critico solo perché usiamo strumenti e piattaforme che i nostri nonni non hanno avuto il piacere di conoscere e utilizzare? Non saremo, forse, quello che il pensiero antico auspicava ma c’è un fil rouge che crea continuità tra chi eravamo e chi siamo oggi. Quel fil rouge ha un nome: “relazione".

Il nostro bisogno primario di incontrarci, condividere le nostre esperienze con chi sembra simile a noi è intatto. Abbiamo modificato le modalità relazionali, scoperto nuovi strumenti di espressione, ridotto il tempo sacro dedicato al “vediamoci dopo al bar”, ma dietro schermi e tastiere facciamo ancora “rete”, diventiamo comunità, creiamo spazi di condivisione. Qualche volta siamo anche branco ma – senza ipocrisia! – il branco esiste anche fuori dai social, anche senza community e schermi dietro cui nascondersi.

Si, siamo e ci muoviamo dentro Gruppi Facebook, tematici, basati su interessi condivisi, dettiamo mode e trend linguistici e, a discapito di chi dice che questa tipologia di comunicazione non sia credibile, ci siamo adattati, reinventati e abbiamo portato le “pratiche social” nel mondo del lavoro, facendo prendere aria buona anche a quelle Aziende che indossavano i panni del Dinosauro infiacchito e che non aveva più nulla da dire.


"Infinite company": un'azienda resa eterna dalla community


La verità è che i vari canali social e le loro specifiche funzionalità hanno dato, anche alla più piccola azienda, la possibilità di diventare una “infinite company*”, cioè un’azienda eterna, la cui memorabilità non passa solo attraverso il profitto della vendita.

Quali sono le potenzialità funzionali che invitano le PMI a prevedere nella loro Digital Strategy la creazione di una Community Facebook?
 
  1. Notorietà. Le Community si sono rivelate vetrine preziose per le Aziende, luoghi virtuali dove poter promuovere prodotti, eventi, servizi, coinvolgendo e fidelizzando pubblico in target, interessato e dinamico. Pagine Facebook e Gruppi hanno reso tangibile cioè, operando in sinergia con più attività di marketing online e offline, il concetto agognato di notorietà. L’essere visibili, noti, riconosciuti e riconoscibili da un pubblico è, nella maggior parte dei casi, necessario per veicolare contenuti e servizi core, nonché per vendere. I brand lo hanno capito e adesso non possono farne a meno!
  2. Customer care. Le Community rappresentano un sistema economico e veloce di customer care. Le aziende che hanno deciso di utilizzarle hanno creato con i loro clienti un contatto diretto, fornendo un servizio utilissimo di assistenza, potenziando la comunicazione con i propri utenti e fidelizzandoli! 1 cliente su 3, oggi, sceglie i social come canale preferenziale per la segnalazione di un problema*. Non è forse questo un segnale di come sia fondamentale prendersi cura dei propri clienti adoperando gli strumenti che i clienti stessi prediligono?
  3. Conosci te stesso, migliorati, moltiplicati. Le Community sono una finestra sempre aperta attraverso cui guardare se stessi (e il proprio brand) con gli occhi degli altri. Ci si affaccia in un gruppo per capire cosa gli altri pensano di noi, dei nostri servizi, dei prodotti, delle informazioni che stiamo trasmettendo. Se i membri di un gruppo hanno da criticare lo fanno, senza mezzi termini. Se la nostra Azienda ha creato/comunicato qualcosa di buono, che piace, non saremo più soli nel cammino impervio che porta al ROI. La nostra Community diventerà terreno fertile di entusiasmi e condivisioni. Da uno diventeremo centomila!
  4. Contenuti esclusivi. Avete mai pensato di condividere dei contenuti appositamente pensati per alcuni dei vostri utenti? Diffondere risorse, informare, diventare un guru del vostro settore è possibile oggi, soprattutto da quando Facebook ha deciso di tastare il terreno del “Gruppo a pagamento”. Gli amministratori di alcuni gruppi, infatti, potranno richiedere un abbonamento mensile per consegnare ai propri utenti post e video esclusivi! (Qui l’annuncio ufficale! https://newsroom.fb.com/news/2018/06/introducing-subscription-groups) Un esempio? Il gruppo di gestione degli spazi casalinghi Declutter My Home https://www.facebook.com/groups/decluttermyhome  (40.000 membri circa) – creato da Sarah Mueller – e che darà la possibilità, con 15 dollari al mese, di accedere ad un sottogruppo che si chiama Organize My Home. L’amministratore di Gruppi Facebook diventerà una nuova professione? Le aziende avranno un nuovo strumento per monetizzare i propri contenuti e reinvestire gli incassi per creare contenuti di qualità?
 

Community si o Community no?
 

Questi pochi elementi sono sufficienti ad aprire scenari interessanti per l’animale social che vive in community e per le aziende che con tenacia hanno deciso di guardare al di là del proprio naso, mettendosi in gioco con l’utilizzo di nuovi strumenti o funzionalità, rischiando. Ogni Community ha elementi appetibili di cui spesso ci si dimentica o che, per scarsa informazione, risultano sconosciuti ai più. Come sempre non si tratta di stabilire aprioristicamente se le Community sono meglio o peggio rispetto ad altri spazi virtuali o se rappresentano la sola strada valida per il nostro business.

Si tratta semplicemente di sperimentare l’utilizzo di piattaforme che, oggettivamente, includono una fetta consistente di utenti del mondo social, valutando potenzialità ma anche negatività e possibili alternative.

Quindi riunitevi, comunicate, entrate in Community anche voi e, qualora decideste di non avere alcun piacere nel proseguire questa attività, pensate che ogni democrazia che si rispetti – anche quella di natura social – lascia libertà di scelta.
 

Esempi di Facebook Community
 

Marketers, di Dario Vignali. Il progetto della Community si propone di essere l’ “Olimpo del Digital Marketing”, offrendo ai suoi membri risorse utili legate a Facebook Ads, SMM, Email Marketing, Branding ecc. https://www.facebook.com/groups/dariovignali

Digital marketing turistico, di Armando Travaglini, è un Gruppo di discussione sulle ultime novità del web marketing turistico e offre case study interessanti sul mondo delle strutture ricettive e degli hotels. https://www.facebook.com/groups/digitalmarketingturistico

Content marketing Italia, fondato da Alessio Beltrami e dedicato all’arte del content marketing. https://www.facebook.com/groups/ContentMarketingItalia

*"Infinite company" è l'espressione utilizzata da Brian Chesky - Cofondatore, CEO e Capo della Comunità di Airbnb - per indicare l'auspicata durata di un'azienda nella società contemporanea. 

 

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